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                          RODOLFO ARICO’    >tra oggetto e immagine<
                          opere 1966 – 67
                          in collaborazione con L’ATTICO di FABIO SARGENTINI
                                                       
Inaugurazione 16 MAGGIO 2019 - ore 18.30
16 MAGGIO – 16 GIUGNO 2019
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Giovedì 16 maggio alle ore 18.30 presso la libro/galleria Diagonale, si inaugura RODOLFO ARICO’ – TRA OGGETTO E IMMAGINE, opere 1966-67. La mostra nasce da un’acquisizione di opere su carta datate 1966-67 provenienti dalla storica galleria L’Attico di Fabio Sargentini, dove Aricò espose nella sua prima personale romana nel gennaio 1967. Per l’occasione presentò delle grandi tele sagomate e dei lavori in tecnica mista su carta. Le opere proposte in mostra alla Diagonale non sono state esposte a L’Attico e vengono affiancate alla grande tela ORFEO (1966) pubblicata e presentata nel 1967.
 
Inoltre verrà mostrata una corrispondenza inedita (ottobre 1966 – gennaio 1967) tra Rodolfo Aricò e il gallerista Fabio Sargentini che, nel testo in catalogo, confida: “… le lettere, da me colpevolmente dimenticate, sono emerse dall’archivio. Le ho lette avidamente toccando con mano la sincerità con la quale l’artista mette a nudo la sua fragilità nervosa, una tenerezza di carattere altrimenti dissimulata”.
 
 
 
 
 
Biografia:
Rodolfo Aricò (Milano 3 giugno 1930 - Milano 22 giugno 2002). Tra il 1946 e il 1950, frequenta il Liceo Artistico di Brera, dove ha come professore di Storia dell’arte Guido Ballo, e poi sino al 1955 la Facoltà di Architettura al Politecnico di Milano. In questi anni alterna studi ed esperienze di pittura all'interesse per l'Architettura. Nel 1957 si lega ad un gruppo di artisti suoi coetanei che perseguono una pittura di precisi intenti esistenziali, ma la sua insoddisfazione lo porterà ben presto a lasciare il gruppo. In questo periodo il suo lavoro si ispira alle opere di pittori quali Wols, Arshile Gorky, e Edmund Husserl. Nel 1959 presenta la sua prima mostra personale al Salone Annunciata di Milano. In questo periodo il suo lavoro è caratterizzato da un'azione pittorica sul centro della tela, lasciando i lati non dipinti. Nel 1962 viene invitato alla mostra “Nuove prospettive della pittura italiana” a Palazzo Re Enzo a Bologna. Nel 1964 partecipa alla XXXII Biennale di Venezia, dove espone Trittico dell'esistenza, opera formata da tre grandi tele. Nel 1965 partecipa alla IX Quadriennale di Roma, occasione in cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna acquisisce la sua opera Work in progress Le “simultanee forme” di Delaunay. A partire dal 1966 avvia la sua riflessione sugli aspetti oggettuali del fare artistico, che nel 1967 presenta una mostra personale alla Galleria L'Attico di Roma, con un testo in catalogo di Giulio Carlo Argan. Nel 1968 è invitato alla XXXIV Biennale di Venezia con una sala personale, nella quale realizza uno spazio ambientale costituito da grandi opere. Si lega in amicizia con Toti Scialoja, del quale è assistente al liceo artistico di Brera. Le opere degli anni settanta vedono concentrarsi la riflessione sulla reinterpretazione della sua visione umanistica della storia dell'arte e degli archetipi dell'Architettura, espressa in una sottile pittura a spruzzo, con vari strati sovrapposti di gocce di colore che creano un risultato finale di monocromia. Inoltre ricordiamo che nel 1979 è nominato titolare della cattedra di Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera fino al 2000. Negli anni Ottanta la sua ricerca si focalizza sull'indagine delle relazioni tra Architettura, pittura e mito. Nel gennaio 1987 espone allo Studio Marconi di Milano quelle che egli stesso definisce “opere astrutturali” e una serie di carte e progetti. Durante gli anni novanta, Aricò articola una serie di mostre personali nelle quali inaugura una relazione con lo spazio sempre più fisicamente e corporalmente inteso come dramma di una materialità in implosione ed esplosione ininterrotta. In parallelo all'attività artistica, intensifica anche quella teorica, affiancando agli scritti inerenti al proprio lavoro racconti visionari e fantastici di natura autobiografica. Nell'ottobre 2014 inaugura alle Gallerie d’Italia – Piazza Scala la mostra Rodolfo Aricò. Pittura inquieta, dedicata all'ultima stagione creativa dell'artista, con la presentazione di sue opere degli anni novanta dalle collezioni Intesa Sanpaolo e la prima pubblicazione integrale dei suoi racconti. 
Immagini - opere: Senza Titolo, 1966-67, tecnica mista su carta, collage, costruzione tridimensionale su cartoncino, cm 100 x 70 o cm 70 x 100 o cm 100 x 70 x 3